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LA TRAVERSATA. Libro Primo.
Presentazione di Luis Razeto Migliaro
Presentazione di Pasquale Misuraca
Presentación de Luis y Pasquale
Tutte le pagine

Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una scienza della storia e della politica.

 

 

 

 

 

Pasquale Misuraca - Luis Razeto Migliaro


 


(Immagine di copertina: Umit Inatci, Pittura, 2004)

 


LA TRAVERSATA.

 

Libro Primo. Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una scienza della storia e della politica.

 




Caro lettore, cara lettrice,


è trascorsa più di una generazione da quando questo libro è stato scritto a Roma (dal 1975 al 1977) e pubblicato (nel 1978 – da De Donato editore). Preparando questa edizione critica, nel confronto dei testi di ieri con le realtà di oggi abbiamo constatato la sua attualità.

 

Certo, le situazioni e le circostanze storico-politiche sono notevolmente cambiate: è crollato il mondo del socialismo reale e il mondo del capitalismo vittorioso dà segni di cedimento strutturale, il marxismo e la sociologia sono in profonda crisi intellettuale e morale, l’economia ha completato il suo processo di internazionalizzazione e soffre una gravissima caduta, le comunicazioni si sono globalizzate, la politica è diventata spettacolo; e tuttavia questi ed altri processi in corso sono stati previsti negli anni Settanta del secolo scorso da questo libro. Quanto abbiamo scritto in quegli anni giovanili, ed in particolare le tesi centrali di questa opera teorica, ci pare che continui ad essere sostanzialmente vero e rilevante.

 

Da cosa dipende la scarsa accoglienza che ha ricevuto questo libro da parte degli intellettuali e dei politici dell’epoca, marxisti e sociologi in testa? Secondo noi precisamente dalla crisi del marxismo e della sociologia, che fin da allora annunciavamo e criticavamo, ed alla quale proponevamo come soluzione una nuova scienza: la scienza della storia e della politica.

 

In questa edizione il testo viene offerto nella sua veste originaria (con minuscoli aggiustamenti tesi a facilitarne la comprensione), e viene attualizzato da annotazioni critiche, riflessioni integrative, contestualizzazioni storiche che ne arricchiscono il contenuto – riconoscibili dai caratteri di colore blu. Alcuni paragrafi che si riferiscono a questioni che in quegli anni erano importanti ma già non interessano molto, li editiamo con lettera piccola, lasciandoli così a disposizione dei lettori specializzati. Inoltre aggiungiamo sottotitoli a gruppi di paragrafi che identificano temi o problemi determinati, ed evidenziamo in giallo alcune proposizioni sulle quali desideriamo richiamare la speciale attenzione dei lettori.

 

Il titolo La Traversata comprende due libri di una medesima ricerca e opera teorica: questo Libro Primo e un Libro Secondo (clicca su Libro Secondo).

 


Santiago de Chile, estate 2009.

 


Pasquale Misuraca ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) e Luis Razeto Migliaro ( www.luisrazeto.net, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

 

 

 


 

 

PROLEGOMENI.

 

 


Il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere.”

Antonio Gramsci


 

Le scienze storiche e politiche si trovano oggi nella necessità di comprendere, spiegare e dare risposte ad un insieme di fenomeni e di problemi che investono gli Stati contemporanei, la cui complessità e novità sono tali da evidenziare le carenze degli strumenti conoscitivi di cui dispongono le culture più avanzate. L’insieme di questi fenomeni e di questi problemi è solitamente compreso sotto il termine generico di ‘crisi’, ma le teorie finora elaborate sulle crisi economiche e politiche non sembrano sufficienti a dare ragione della novità e complessità che caratterizzano la crisi attuale e ad indicare adeguate politiche per affrontarla; ciò rivela che essa coinvolge le scienze storiche e politiche medesime.

 

Possiamo intravedere la natura complessa e nuova di questa problematica attraverso una preliminare considerazione di alcuni tra i sintomi più evidenti dell’attuale situazione critica.

 

Nel mondo capitalista, si compie un processo di rottura degli equilibri del mercato internazionale, proprio nel momento in cui l’annodarsi dei problemi (disoccupazione, inflazione e stagnazione in quanto fenomeni non puramente congiunturali ma piuttosto tendenziali, conseguenze e parti del modo in cui le forze produttive si sono sviluppate) esige soluzioni internazionali, che tuttavia sono contraddette dagli interessi e dalle ragioni politiche degli Stati nazionali. Ancora: la contestazione – attiva e passiva – del sistema istituzionale, sempre più estesa e profonda, che pone in questione la separazione tra dirigenti e diretti e spinge questi ultimi a mettere in discussione la legittimità della rappresentanza nelle sue attuali forme. Infine, c’è la caduta di capacità delle ideologie dominanti nel suscitare il consenso indispensabile ad assicurare l’integrazione sociale e ad evitare i sempre più vasti fenomeni di decomposizione morale nella convivenza civile.

 

Nel mondo socialista, a sua volta, si evidenzia la difficoltà dei rapporti tra i diversi Stati (l’acuta conflittualità tra l’Unione Sovietica e la Cina popolare, l’occupazione della Cecoslovacchia ad opera delle forze militari del Patto di Varsavia come modo di garantire un certo sistema di rapporti intersocialisti) proprio nel momento in cui la competizione tra i sistemi capitalista e socialista, e l’interna necessità di uno sviluppo socialista basato su una pianificazione coinvolgente i diversi Stati, abbisognano di un internazionalismo che pervenga ad un livello qualitativamente superiore. Ancora: si manifesta la divergenza tra un insieme di trasformazioni rivoluzionarie nella struttura sociale e un certo successo nella crescita economica da una parte, e le cristallizzazioni burocratiche nelle sovrastrutture politiche e culturali dall’altra; tra la pianificazione accentrata e tecnica e la necessità di partecipazione e controllo di massa nei processi decisionali. Infine: si constata la persistenza del ricorso a pratiche amministrative nei confronti della intellighentsia dissenziente.


 

Attualizzazione. Nel mondo capitalista, i processi individuati a metà degli anni Settanta del secolo scorso persistono, fino al punto che possono essere descritti oggi con le parole che abbiamo usato allora. L’unica novità è la costituzione dell’Unione Europea, il solo passo in avanti nel superamento della contraddizione fra gli interessi e le ragioni politiche degli Stati nazionali e il carattere globale che necessariamente devono avere le soluzioni dei problemi economici.

 

Nel mondo socialista, i processi e le contraddizioni che abbiamo individuato in quella epoca come minacce al sistema si acutizzarono in tal grado che portarono al crollo del cosiddetto ‘socialismo reale’. Detti processi non poterono essere affrontati con successo poiché il marxismo, le ideologie e le strutture cognitive che guidavano quel sistema non erano in condizione di comprendere in profondità i problemi e la loro complessità, tanto meno di offrire le risposte e le soluzioni appropriate.


 

Senza ancora proporre un’interpretazione di questi fenomeni e problemi, possiamo intanto cogliere in essi due caratteristiche definitorie della crisi attuale. Il suo investire l’insieme degli Stati, e il suo coinvolgere unitariamente economia, politica e cultura. Il mondo contemporaneo cioè attraversa una fase di crisi organica generalizzata che ha contenuti e adotta forme diverse negli Stati capitalisti e socialisti, manifestandosi tuttavia in ambo i sistemi attraverso fenomeni interrelati. È una fase in cui le varie formazioni economico-politiche sono di fronte alla necessità di compiere scelte radicali, tali da riorientarne il complessivo sviluppo futuro. La persistenza della crisi è connessa alle insufficienze teorico-scientifiche nella comprensione e nella risposta a quest’ultima, e il suo superamento è legato alla costruzione di una nuova scienza della storia e della politica, capace di avviare il passaggio ad una nuova epoca politica.

 

Capire questo rapporto tra crisi e scienze implica esaminare la crisi organica attuale come risultato di un processo storico le cui origini rimontano a quell’altra epoca storica di crisi internazionale, che segnò l’inizio dell’attuale assetto mondiale. Decisivi furono gli anni 1929-32. Gli anni, nel mondo capitalista, in cui l’acutizzarsi dello squilibrio economico-finanziario è la premessa di una riorganizzazione istituzionale del ciclo di accumulazione marcata principalmente dall’intervento sistematico dello Stato come fattore regolatore necessario. L’odierna crisi manifesta il logoramento di quel progetto di sviluppo economico, di ristrutturazione dello Stato e di ricomposizione dei rapporti tra economia e politica. Nel mondo socialista, in quel tempo rappresentata soltanto dall’URSS, sono gli anni della grande ‘svolta’ caratterizzata dalla politica di industrializzazione accelerata e di collettivizzazione dell’agricoltura, che ebbe come corollario il fenomeno che conosciamo come ‘stalinismo’. La crisi che oggi percorre il mondo socialista esprime a sua volta il logoramento di quel ‘modello’ di sviluppo economico, di organizzazione dello Stato e dei rapporti tra dirigenti e diretti.

 


Attualizzazione. La caduta dell’Unione Sovietica era assolutamente inattesa quando abbiamo scritto questa pagina, e la nostra osservazione del logoramento del suo sistema economico e politico fu accolta con incredulità e disprezzo dagli intellettuali e politici di sinistra; quindici anni dopo il Muro di Berlino viene fatto a pezzi e il movimento comunista internazionale entra in una fase di decomposizione.


 

Ora, l’analisi di quella crisi e l’elaborazione delle risposte ad essa furono condotte da determinate scienze sociali le quali, pur conservando distinte strutture concettuali – di derivazione marxista nel mondo socialista, di derivazione sociologica nel mondo capitalista - , avevano in comune un complesso di fondamenti teorici e di connotazioni metodologiche che ci permettono di assumerle sotto la denominazione generale di sociologie. Il logoramento di quelle analisi e di quelle risposte alla crisi segna oggi la crisi di quelle strutture conoscitive, ed evidenzia la necessità della costruzione di una nuova scienza che comprenda, spieghi e dia risposte alla crisi organica attuale. Questo è il nostro programma di lavoro.

 

Un insieme di esperienze politiche e teoriche – maturate in relazione al problema italiano (caratterizzato dall’avvicinamento del Partito Comunista al potere, e dalla conseguente necessità di elaborare una cultura di governo atta alla situazione) ed alla vicenda cilena (in Cile era recentemente avvenuto il golpe militare che aveva posto fine ad una esperienza di governo socialista mancante della cultura politica necessaria per governare) – ci hanno indotto a soffermarci su Gramsci il quale, a seguito della sconfitta del movimento operaio in Europa negli anni Venti-Trenta del secolo scorso e nel contesto della ristrutturazione differenziata degli Stati contemporanei, consegna ai Quaderni del carcere i suoi studi critici sul marxismo e sulla sociologia e l’esame della crisi organica a lui contemporanea. Gramsci riflette su questi problemi nel preciso momento storico in cui i ‘modelli’ che oggi manifestano le proprie limitazioni si organizzano e cominciano a concretarsi. (Ci riferivamo ai modelli socialdemocratico e dello Stato del benessere nel mondo capitalista, e alla pianificazione tecnocratica nel campo socialista.) È chiaro che la coincidenza cronologica di per sé non vuol dire niente oltre una generica relazione che sempre radica l’uomo nella propria epoca, il pensiero teorico nel contesto storico. Ma il nesso storico che legittima la ricerca in Gramsci di un punto di partenza per una impostazione scientifica dei problemi reali attuali è dato dal fatto che la sua ricerca s’incentra precisamente nella problematica storica che in quel tempo tendeva ad imporsi, ponendosi già allora come critica delle risposte (o ‘modelli’) date ed il logoramento delle quali costituisce l’essenza dei problemi presenti. E ancora dal fatto che Gramsci affronta tale problematica attraverso la critica delle concezioni teoriche, delle ideologie (la sociologia da una parte, un certo modo di concepire il marxismo dall’altra) che stavano alla base di quei ‘modelli’. È in questo senso e su questa base che attribuiamo attualità a Gramsci, una attualità determinata.


 

(Vedi Nota teorica I, pp. 108)


 

L’analisi dei problemi sui quali ci siamo proposti di intervenire esige non solo la lettura diretta dei testi di Gramsci, ma anche l’esame critico delle diverse interpretazioni di cui il pensiero gramsciano è stato oggetto. Questo è, da un lato, prerequisito della stessa lettura filologica, poiché oggi non è possibile leggere e interpretare l’opera gramsciana prescindendo dalle mediazioni delle interpretazioni che di questa si sono date. Dall’altra è un’esigenza della problematica che ci occupa, in quanto essa emerge in un contesto culturale del quale formano parte le interpretazioni dell’opera gramsciana.


 

 

Sulle interpretazioni del pensiero di Gramsci.


 

Quaranta anni di studi gramsciani, che offrono una variegata costellazione di interpretazioni divergenti del pensiero di Gramsci – considerato sia nel suo complesso che riguardo ad argomenti specifici - , ci pongono di fronte all’esistenza di difficoltà di lettura e comprensione. In effetti, le interpretazioni di Gramsci, con diversa fortuna, hanno percorso praticamente l’intera gamma ‘logica’ delle possibilità. Lo si è inteso come leninista conseguente, come revisionista, come politico impegnato nel tentativo di porre teoricamente la questione del passaggio al socialismo nei paesi occidentali, come storicista assoluto, come parzialmente storicista, come precursore dello strutturalismo, e così via.


 

(Vedi Nota Teorica II, pp. 109)


 

Questo ‘destino’ di Gramsci è paradossale, ove si ponga mente alla permanente preoccupazione d’essere preciso ed esplicito (fatte salve le particolari condizioni carcerarie); egli ritorna più volte sugli stessi appunti, perseguendo, in ulteriori stesure e in nuovi sviluppi teorici delle medesime questioni, l’approfondimento e la chiarificazione di ciò che gli appare ancora impreciso.

 

Cosa spiega la molteplicità contraddittoria delle interpretazioni dell’unico Gramsci? Comporre così la domanda, e cioè includendo l’aggettivo ‘unico’, significa rifiutarsi di avanzare a priori l’ipotesi opposta, costruita sulla possibilità logica di una carenza di unità teorica nell’esposizione gramsciana, d’una eterogenea mescolanza non risolta di posizioni teoriche contrastanti. Da una tale ‘ipotesi’ potrebbe derivarsi una meccanica ‘spiegazione’ della esistenza di interpretazioni così disparate, col risultato però di mancare proprio l’individuazione delle difficoltà d’interpretazione.

 

Ci sono stati impedimenti per una lettura filologicamente rigorosa dei Quaderni. Fino alla recente edizione critica (1975) non era possibile esaminare gli scritti gramsciani nell’ordine genetico in cui furono elaborati, il che ha impedito di appropriarsi della evoluzione intellettuale dell’autore. Inoltre: l’organizzazione tematica dei Quaderni nelle precedenti edizioni era una opzione a posteriori rispondente già a una determinata interpretazione dei testi. Il contesto tematico (esteriormente e da altri sovraimposto) attribuisce senso e contenuti ad ogni paragrafo particolare in quanto lo propone inserito in una certa problematica teorica, e priva di concretezza i concetti rendendoli ‘generici’ in quanto ne mette in ombra i legami col determinato momento storico e con l’ordine del pensiero dell’autore. Che il contesto tematico attribuito agli scritti carcerari non corrisponda all’originale contesto problematico secondo il quale Gramsci sviluppa la sua esposizione, soltanto adesso è possibile cogliere manifestamente. In effetti l’ordinamento cronologico di cui ora disponiamo permette di accedere ad un nuovo (antico quanto i Quaderni manoscritti) ordinamento problematico. In base a ciò sarà rimarchevole comprovare che apparenti contraddizioni ‘nella lettera’ – nelle affermazioni testuali di Gramsci – in realtà non sono tali: derivano piuttosto dalla inclusione in un medesimo nodo problematico di proposizioni che nel pensiero originale dell’autore erano riferite a questioni diverse. È chiaro che queste confusioni hanno dato origine a suggestive diversità interpretative.

 

È opportuno cogliere a questo riguardo un altro aspetto della stretta relazione che intercorre tra il problema filologico e il problema delle interpretazioni diverse del pensiero di Gramsci. Una certa diffusa forma di ‘leggere Gramsci’ può essere intesa appunto come una vera e propria teorizzazione (giustificazione) della possibilità di formulare interpretazioni ‘libere’. Alcuni studiosi sostengono infatti che per penetrare nel vero senso, nello ‘spirito’ del pensiero gramsciano, è necessario andare oltre le parole, il testo scritto, quasi che la lettera non corrispondesse a detto ‘spirito’, come se Gramsci avesse sofferto una difficoltà espressiva insormontabile. Questa forma di lettura libera permette di aggirare le apparenti contraddizioni tra proposizioni inscritte in diversi contesti, poiché nei fatti non si fanno i conti col senso diretto delle affermazioni stesse e si finisce accettando come veramente coerente con lo ‘spirito’ gramsciano taluna e non talaltra delle proposizioni contrastanti. È decisivo a questo punto richiamare il fatto che una interpretazione dell’opera di un autore è più valida di un’altra nella misura in cui ne comprende più parte, rende conto di più elementi e al limite delle formulazioni nella loro interezza.

 

 


Sul concetto di sistematicità.


 

Un altro problema di lettura deriva dal carattere a prima vista disordinato degli scritti gramsciani, e consiste nel problema di quale sia il criterio di sistematicità col quale avvicinarsi ai testi. Anche a questo riguardo precise indicazioni emergono oggi dalla lettura dell’edizione critica.

 

La precedente edizione tematica era un tentativo di sistematizzazione e in quanto tale esterno, nel preciso senso di una sistematizzazione che si propone di supplire una presunta carenza di sistematicità originaria. Il criterio di sistematizzazione editoriale corrispose ad una determinata interpretazione dell’opera gramsciana (e ad una determinata interpretazione dei criteri di sistematicità dichiarati più volte dallo stesso Gramsci) e al progetto politico di divulgare Gramsci facilitandone la comprensione. Si mostra oggi come una sistematizzazione formale intorno ad unità tematiche che ha condizionato il dibattito sulla sistematicità o meno dell’opera gramsciana, privandolo delle questioni riguardanti l’ ‘ordine di esposizione’ e l’ ‘ordine (logica) della ricerca’.

 

La ricostruzione filologica dei Quaderni permette di riaffrontare il problema della sistematicità dell’opera oltre ogni mediazione derivante da sistematizzazioni sovrapposte. In effetti diviene chiaro che Gramsci costantemente ricerca una determinata sistematicità sia nella esposizione che nella investigazione; ed è riduttivo interpretare quella ricerca come semplice lotta contro la frammentarietà delle condizioni psicologiche e tecniche della vita carceraria, poiché il significato decisivo di quello sforzo sta nel perseguimento di un nuovo tipo di sistematicità, interiore, parte costituente la logica del suo pensiero, e che è tutto il contrario di ciò che può essere detto una sistematicità tematica.

 

Il concetto gramsciano di sistematicità della teoria e del lavoro teorico può costituire l’oggetto di specifici studi; ci limitiamo qui alla individuazione degli essenziali punti di riferimento che segnalano la direzione nella quale debbono essere convogliati gli sforzi tesi allo scioglimento di queste difficoltà di lettura.

 

Un punto di partenza può essere quello offertoci da Gramsci in due lettere a Tania nelle quali espone i suoi progetti di lavoro intellettuale. Nella prima leggiamo: “studiare è molto più difficile di quanto non sembrerebbe [...] vorrei, secondo un piano prestabilito, occuparmi intensamente e sistematicamente di qualche soggetto che mi assorbisse e centralizzasse la mia vita interiore. Ho pensato a quattro soggetti finora, e già questo è un indice che non riesco a raccogliermi” {A. Gramsci, Lettere dal carcere, Einaudi, Torino 1973, p. 58 (la data della lettera è 19 marzo 1927) }. Abbiamo qui il concetto di sistematicità della ricerca come occupazione intensa conforme ad un piano prestabilito intorno ad un soggetto che centralizza in modo assorbente la vita interiore del ricercatore. È vero che enumera di seguito quattro soggetti dei quali intende occuparsi, distinti, (e non è l’unica volta che fa elenchi tematici); però da un lato sottolinea che alla base di questi ‘temi’ sta l’unità di un nodo problematico (“In fondo, a chi bene osservi, tra questi quattro argomenti esiste omogeneità: lo spirito popolare creativo, nelle sue diverse fasi e gradi di sviluppo, è alla base di essi in misura uguale” (Ivi, p. 59); dall’altro esplicitamente avverte che proporsi di lavorare su soggetti diversi “è già un indice che non riesco a raccogliermi”.

 

Nella lettera del 23 maggio 1927 appare ancora più chiaro il senso della sistematicità che si propone: “Un vero e proprio studio credo che mi sia impossibile, per tante ragioni, non solo psicologiche, ma anche tecniche; mi è molto difficile abbandonarmi completamente a un argomento o a una materia e sprofondarmi solo in essa, proprio come si fa quando si studia sul serio, in modo da cogliere tutti i rapporti possibili e connetterli armonicamente.”(Ivi, p. 92) Sempre la stessa idea: non la sistematicità formale ed esterna, ordinamento e organizzazione di temi distinti, e neppure la sistematicità il cui criterio consiste nell’allacciamento di problemi o temi tra di loro, bensì l’approfondimento in un solo nodo problematico per scoprirne tutti i rapporti possibili e congiungere il tutto attorno a un centro unificante.

 

Questa sistematicità deve dunque essere identificata nella logica interna dei Quaderni stessi, implicita alla ricerca ed alla esposizione teorica. Da qui la difficoltà: dal momento che il concetto di sistematicità della teoria è parte della teoria stessa e della stessa sistematicità della teoria, si rivela indispensabile partire – unico modo di rompere il circolo – dal livello filologico. La tendenza a comprendere i testi richiamandosi allo ‘spirito’ gramsciano si mostra come aggiramento speculativo del problema, come arbitrario surrogato di una componente essenziale della teoria.

 

Sulla base di questo modo d’intendere il problema della sistematicità, una lettura che metta in condizione di accedere alla determinata teoria-sistematicità gramsciana implica l’analisi di ogni paragrafo come un tutto coerente in sé medesimo ed autonomo, strutturato secondo una logica concreta e particolare che deve essere intelletta. In ogni ragionamento gramsciano tendenzialmente – ed implicitamente – è presente il nòcciolo del suo pensiero complessivo; è per questo che l’autonomia dei paragrafi non significa separatezza e sconnessione da altri, ma al contrario radicale interiore unità.

 

La forma di esposizione gramsciana (l’apparente asistematicità, il trascorrere da un argomento ad un altro) che appariva sotto il velo dell’inorganicità delle ‘note sparse’, si rivela invece una forma di esposizione coerente con il metodo della ricerca e con il contenuto dell’analisi teorica.

 

Il passo che Gramsci compie nell’organizzare le note dei primi quaderni nelle successive stesure non consiste in una semplice riorganizzazione formale del materiale, ma in un superamento qualitativo dell’analisi, che concentra in nodi problematici più precisamente identificati una maggiore quantità di rapporti armonicamente connessi. È il dispiegarsi della logica particolare dell’oggetto specifico.

 

L’inizio di questa ricerca è articolata intorno alla lettura di alcune note dei Quaderni in cui Gramsci concentra le sue riflessioni critiche sul marxismo e sulla sociologia e in cui analizza i problemi della crisi e del riassetto degli Stati contemporanei. Tuttavia il soggetto di cui ci occupiamo – appunto attraverso questa lettura – trascende i confini così del testo come della problematica in esso esaminata da Gramsci. Ciò significa che la nostra preoccupazione non è prioritariamente filologica ma scientifica e politica; più precisamente che il lavoro filologico è in funzione dei problemi teorici e pratici: è l’intenzionalità scientifica e politica che ci conduce alla filologia, all’analisi dei testi. Il passaggio dalla teoria e dalla politica alla filologia, e da questa alla problematica scientifica e pratica, ha come punto di partenza i problemi reali attuali della scienza e della politica; ‘leggiamo’ Gramsci in quanto per il suo tramite sembra possibile pervenire ad una nuova impostazione dei problemi e individuare validi punti di riferimento che ci permettono di entrare nella prospettiva in cui possono ricevere risposta.

 

Questo lavoro è il risultato di una ricerca iniziata nella primavera del 1975 e sviluppata attraverso discussioni teoriche e letture metodiche unitamente condotte dagli autori. Ogni questione è stata esaminata da entrambi fin nei particolari e le singole proposizioni sono risultate non da mediazioni, ma dalla costruzione di un testo comune.


 

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LA TRAVERSATA. Libro primo.


 

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Indice


 

 

PROLEGOMENI.

 

 

Parte Prima. LA CRITICA DELLE SOCIOLOGIE.

 

Capitolo 1. Il soggetto della critica.

Capitolo 2. La sociologia come ‘tendenza deteriore’ del marxismo.

Capitolo 3. La sociologia come scienza sociale e come alternativa al marxismo.

Capitolo 4. Critica delle leggi storiche, economiche e statistiche.

 

 


Parte Seconda. LA SCIENZA DELLA STORIA E DELLA POLITICA.

 

Capitolo 5. Dalla esperienza alla filologia ed alla scienza.

Capitolo 6. Teoria della crisi organica.

Capitolo 7. Teoria della burocrazia moderna.


 

 

NOTE TEORICHE.

 

I.

II.

III.

IV.

V.

VI.

VII.

VIII.