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Fulmini e Saette. - Partigianeria PDF Stampa E-mail
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Fulmini e Saette.
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In quest’anno dispari è stato di moda citare l’odio gramsciano verso gli indifferenti: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani…” Come sa bene chi visita e rivisita questa rubrica, io ammiro Gramsci, intellettualmente e moralmente – ma su questo punto non sono d’accordo con lui.

Tanto per cominciare, non condivido il sentimento dell’odio. Non odio, neppure i “religiosi reazionari” (come Lenin) o “tutti gli dèi” (come Prometeo) o i “mediocri soddisfatti” (come Flaiano). Il sentimento dell’odio mi è estraneo.

Ma veniamo all’odio verso “gli indifferenti” di cui si vanta Gramsci. Certo, partecipare è bello e democratico. “Democrazia è partecipazione” canta Gaber. E non solo genericamente partecipare, persino prendere parte nel senso di favorire, schierarsi, parteggiare.

E certo è brutto e oligarchico farsi i fatti propri, pensare solo a se stessi, o rinchiudersi nella torre e fare l’amore con le nuvole.

Ma bisogna andarci piano con l’essere partigiani per partito preso. A molti, a troppi, ieri e oggi, basta e avanza, nella vita, scegliere una parte, un campo, un pensiero, e difenderlo a tutti i costi, anche a costo della realtà e della verità. Individuare un campo come avversario e spararci sopra e sotto, sempre e comunque, qualunque cosa ‘quelli’ del campo avversario pensino, dicano, facciano, sognino.

Discordo. Secondo me bisogna prendere parte, a un movimento storico, a un confronto ideale, a una battaglia politica, ma senza raffermarsi nelle proprie ragioni, bensì ascoltando le ragioni degli altri, includendole nel proprio progetto, che diventa così più ricco e vasto e profondo.

Di più: bisogna ricordarsi che “talvolta è avversario tutto il pensiero passato”, anche il proprio pensiero. Ma… mi rendo conto d’usare in questo momento… parole del Gramsci dei Quaderni, quelli scritti dal 1929 al 1935 – quando Gramsci aveva da 38 a 44 anni. Mi sto contraddicendo? No. È piuttosto lui, Gramsci in carcere, a essere cresciuto in senso storicamente progressivo. Dal Gramsci giovane, giornalista e politico, marxista e leninista e comunista (quello che scrive appunto “Credo che vivere voglia dire essere partigiani…”, nel 1917, a 26 anni) è venuto fuori, attraverso la scrittura dei Quaderni, lo scienziato della storia e della politica, il quale sa che la verità non sta da una o dall’altra parte, e neppure in mezzo - sta in avanti, e comprende tutti.

Vivere non vuol dire più essere partigiani all’interno della vecchia civiltà moderna, bensì costruttori di una nuova superiore civiltà.

“Nella discussione scientifica, poiché si suppone che l’interesse sia la ricerca della verità e il progresso della scienza, si dimostra più ‘avanzato’ chi si pone dal punto di vista che l’avversario può esprimere un’esigenza che deve essere incorporata, sia pure come momento subordinato, nella propria costruzione. Comprendere e valutare realisticamente la posizione e le ragioni dell’avversario (e talvolta è avversario tutto il pensiero passato) significa appunto essersi liberato dalla prigione delle ideologie.” (Quaderno 10) Occhio, lettore di Alias, anche il tuo pensiero talvolta è tuo avversario – se si soddisfa mediocremente nell’odio.

 

(Alias, dicembre 2012)