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Fulmini e Saette. - Gesù di Nazaret PDF Stampa E-mail
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Fulmini e Saette.
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Gesù è noto per aver fondato la religione cristiana. Falso. Questa religione l’hanno fondata i suoi discepoli, male intendendo le sue parole e i suoi atti. È la solita storia: i piccoli amici di un grande uomo lo riducono alla propria misura, e buonanotte.

Gesù nasce 2020 anni fa circa in Palestina, vive lavorando e studiando e insegnando e, a meno di 40 anni, muore crocifisso.
Da ragazzino è talmente intelligente che molti presagiscono in lui il Messia, il mitico salvatore atteso dal popolo ebreo. Questi sguardi lo spingono a studiare. Adolescente, discute nel tempio di Gerusalemme con i dottori della Legge, e comincia a distaccarsi dalla religione ebraica e dalla cornice familiare.

Vive facendo il falegname e studiando, fino ai trent’anni, quando decide di criticare apertamente e superare teoricamente e praticamente la religione ebraica, e proporre una religione non più fondata sul sacrificio – come la religione greca e romana ed ebraica e via elencando - ma sull’amore di tutti verso tutti: “Ama il prossimo tuo come te stesso.”

Fonda una comunità paritetica di uomini e donne e percorre con loro la Palestina, ascoltando e insegnando, e spingendo i discepoli a fondare nuove comunità orientate alla creatività, all’autonomia, alla solidarietà.

La novità delle sue parole e dei suoi atti provoca l’allontanamento di parecchi suoi discepoli, irrita in modo crescente i religiosi ebrei, preoccupa i militari romani che governano la Palestina. Lo catturano, lo giudicano, lo torturano, lo crocifiggono.

I suoi discepoli, dopo la sua morte, raccontano ad altri la sua storia come l’hanno capita e vogliono capirla, scrivono i vangeli (pieni di realtà cronachistica e invenzioni ideologiche), e fondano non una rete di comunità, com’era nel progetto di Gesù, ma una chiesa. Nei vangeli giustificano questa istituzione attribuendogli la frase “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa.” Ma questa frase contiene un gioco di parole – Pietro, pietra – che si produce nella lingua greca, non nella lingua aramaica parlata da Gesù. La chiesa aveva problemi di autorità, e integrava i vangeli mettendo sulla bocca di Gesù ciò che le conveniva.

E il sacrificio? Gesù non voleva fondare una religione del sacrificio? La religione cristiana non afferma forse che Gesù si è sacrificato volontariamente per sanare i peccati del mondo? Sì, la religione cristiana afferma questo, ma Gesù è stato ucciso contro la sua volontà. E il sacrificio lo faceva andare in bestia.
Ricordate la cacciata dei mercanti dal tempio di Gerusalemme a suon di frustate? Quell’episodio non si spiega, come ancora ha fatto l’altro giorno Jorge Bergoglio, come conseguenza dell’ira provocata in Gesù dal mercanteggiamento nei pressi del tempio. No. Gesù non era un piccolo moralista. Si spiega come critica pratica di una religione fondata sul sacrificio, l’ebraismo: i mercanti, cambiando la valuta e vendendo gli animali ai fedeli ebrei, rendevano possibile il sacrificio.

La sua morte è stata atroce. Non tanto per la sofferenza fisica. Altri sono morti crocifissi, e comportandosi anche più coraggiosamente di lui. Atroce è stata la sua sofferenza intellettuale e morale: aveva tentato di fondare una religione non sacrificale, e lo sacrificavano. E i suoi discepoli erano pronti ad assumere come simbolo del suo pensiero e dei suoi atti la croce del sacrificio: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno.”

 

(Alias, dicembre 2014)